Atene - Conclusioni del meeting antifascista europeo

Settanta anni dopo la Seconda Guerra Mondiale e la sconfitta del fascismo, l’Europa sta affrontando la sfida della crescita della destra nazista e razzista.

Razzisti e nazisti hanno però un avversario che continua a diventare più forte: i movimenti di massa e plurali che combattono nelle strade in tutta Europa, non soltanto contro il terrorismo fascista ma anche contro coloro che lo sostengono e lo proteggono: politiche anti-popolari, comportamenti arbitrari della polizia, lo stesso totalitarismo neoliberale e il sistema che sta provando a imporlo. L’11, il 12 e il 13 aprile 2014 le resistenze si sono incontrate ad Atene e, attraverso assemblee, eventi politici, workshop e discussioni, hanno condiviso esperienze e hanno fatto un significativo passo in avanti per organizzare la solidarietà transnazionale e una lotta organizzata contro il fascismo in tutta Europa.

Abbiamo inviato un messaggio forte contro il fascismo, il sessismo, il razzismo, il totalitarismo statale e la fase di stallo del capitalismo.

L’assemblea ha concluso quanto segue:

- Di designare sabato 8 novembre 2014 come una giornata comune di azioni in Europa, considerando che domenica 9 novembre è l’anniversario nero della “notte dei cristalli”;

- Di convocare giornate internazionali di commemorazione e solidarietà nelle date degli omicidi di antifascisti da parte di fascisti attraverso l’organizzazione di mobilitazioni simboliche nelle città o davanti alle ambasciate: Grecia, 1 anno dopo l’assassinio di Pavlos Fyssas, giovedì 18 settembre 2014; Francia, 1 anno dopo l’assassinio di Clement Méric, giovedì 5 giugno 2014.

- Di creare una comune piattaforma internet di contro-informazione, condivisione reciproca di notizie e punti di vista per coordinare l’iniziativa internazionale e la solidarietà più efficacemente.
L’assemblea del meeting antifascista europeo

Fonte: antifasistikossyntonismos
Traduzione di AteneCalling.org

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Venerdì 18 aprile è stato occupato un nuovo posto a Milano, in via Watt 6.
In questo momento il governo Renzi sta portando avanti un attacco frontale a chi occupa e resiste agli sfratti e agli sgomberi: a Roma, Torino, Milano, le immagini di corpi calpestati, teste aperte e polsi ammanettati disegnano la mappa del brutto tempo di questa nuova stagione.
Ma per chi sta attento ai dettagli, per chi riesce a vedere oltre la luce mediatica che rende tutto più oscuro, per chi alza la testa per guardare un po’ più in alto, si svela un’altra mappa, un’altra serie di immagini che rispondono con ironia e corraggio alla brutalità poliziesca. Sui tetti di Montagnola a Roma come su quelli di Milano appaiano figure, fuochi e messaggi chiari che dimostrano che la pratica dell’occupazione non si farà di certo fermare da manganelli, denunce e arresti.
“Il nostro piano casa: occupare tutto” recita lo striscione calato dal tetto del palazzo sgomberato mercoledì scorso a Roma. “Occupy everything”: uno striscione già visto, a Oakland nel 2011, a Istanbul nel 2012 e sicuramente mille altre volte nella storia. Il concetto non è nuovo, è vero, ma ogni volta che viene esposto su uno striscione o un volantino, ogni volta che una casa viene occupata e vissuta, ogni volta che uno spazio riapre, nasce per forza qualcosa che non si era ancora visto. Quando ciò che era imprigionato nella gabbia della proprietà (privata o “pubblica”, non importa) viene restituito all’uso comune, si apre una nuova pagina e si svela un possibile che prima non si vedeva.
Una palazzina occupata da famiglie o da ragazzi, uno studentato, un quartiere di case occupate possono diventare luoghi di sperimentazione collettiva, dove il mescolarsi di persone e pratiche diverse accresce quotidianamente la forza collettiva e comincia a declinare un’esistenza nuova; così prende forma qualcosa che va oltre la necessità e per tutti si fa sempre più desiderabile.
I bastoni, le ossa rotte, i mesi di galera e di domiciliari non ci possono fare niente, perché il movimento delle occupazioni non è circoscritto, non appartiene a un soggetto particolare che si potrebbe schiacciare facilmente: studenti, famiglie, ragazzi e anziani, migranti e italiani occupano insieme e tanti sono i motivi e le modalità con cui si occupa.
Va detto a tutti gli scettici: anche se nella nostra piccola città, nella nostra piccola realtà sentiamo di essere sempre troppo pochi di fronte alle guardie, agli speculatori, agli interessi mafiosi dei politici, alla megamacchina del capitalismo ricordiamoci sempre:
il movimento delle occupazioni è mondiale, in crescita, ingovernabile, è di tutti e nessuno, non ha un solo volto perché ha mille volti e sopratutto è una risposta in atto, concreta, realistica all’unica vera crisi, la crisi permanente che rappresenta il capitalismo stesso, nel suo funzionamento normale. L’occupazione è una risposta perché rende abitabile un mondo che questa civiltà del denaro e della merce si impegna a rendere sempre più inabitabile.
Basta vedere giocare tutti insieme i bambini delle nazionalità più svariate nei cortili delle occupazioni nelle metropoli soffocanti dell’Europa del sud, dove fascisti e nazionalisti tentano di approfittare delle difficoltà economiche di molti per rialzare le loro teste rasate.
Basta sentire la musica, leggere i testi, partecipare alle discussioni che si producono all’interno dei posti occupati, che sono fra le poche oasi di vitalità nel deserto culturale italiano.
Basta passare una giornata qui in Giambellino, a San Siro, in Barriera a Torino o in qualsiasi quartiere d’Italia dove ci siano delle occupazioni. In mezzo alla povertà, alle difficoltà per arrivare alla fine del mese, in mezzo ai palazzi brutti costruiti in fretta dal regime fascista o dal suo continuatore democratico per ammassare i poveri e farli stare buoni. Grazie alle occupazioni si sta meglio, si respira un’aria un po’ meno pesante. Si parla con i vicini, ci si da una mano per forzare la porta o cambiare la serratura, magari si organizza una grigliata in cortile, ci si ritrova agli sfratti la mattina, ai cortei per gridare insieme. L’auto-organizzazione, l’autonomia nei quartieri man mano viene a colmare l’assenza di uno stato assistenziale ormai defunto. Il piacere di fare delle cose insieme e non ognuno per conto suo, i sorrisi dopo aver resistito a uno sgombero, il sentirsi una forza collettiva tornano e sono la miglior risposta all’infame “piano casa” di Renzi, Lupi and co.
L’occupazione di questa Latteria abbandonata da anni e lasciata al degrado è un piccolo gesto, certo. Però si colloca al fianco di tanti altri piccoli gesti che messi insieme possono fare di Milano una città più bella. E’ un punto in più, una risorsa, un altro sentiero da percorrere per vedere dove ci porterà. Questo contributo è anche un invito a passare nel nuovo posto in questi giorni, a darci una mano, fare due chiacchiere e vedere cosa si può combinare per fare un passo in più verso una rivoluzione per la quale non vogliamo più aspettare un domani, ma per cui vogliamo agire ora.

Ci vediamo sulle barricate, nelle case occupate, sui tetti, nelle strade!
Solidarietà ai feriti e agli arrestati di Roma!
Solidarietà a tutti i No TAV sotto processo per aver resistito su altre barricate, difendendo questa stessa idea di cosa vuol dire abitare un territorio!
Un abbraccio a Claudio, Chiara, Mattia e Nico, quattro No TAV accusati di terrorismo e tuttora in carcere, ma che lottano insieme a noi tutti i giorni!
Un pensiero per Guccio, la tua alta sagoma si aggira su tutti i tetti d’Italia e ci accompagna in ogni occupazione!a

My new sounds:

My new sounds:

Fucinaexpo: ollie161.marcopomata.geezer

Waiting for Dans la rue 2014. Oggi Fucina62expo + djset Chiccona

No Tav, appello degli intellettuali per gli anarchici accusati di terrorismo

Due diversi appelli, uno dello scrittore Erri De Luca, l’altro firmato da Wu Ming, Cecilia Strada, Vauro Valerio Mastandrea e Sabina Guzzanti, a favore dei 4 arrestati per il raid al cantiere del 13 maggio 2013. “Qualcuno ha deciso di schiacciare la resistenza valsusina sotto un tallone di ferro”

di Andrea Giambartolomei | 16 aprile

Wu Ming, Valerio Mastandrea, Sabina Guzzanti, Vauro Senesi insieme alla presidente di Emergency Cecilia Strada e altri. Tutti insieme hanno firmato un appello a favore dei quattro anarchici arrestati per “attentato con finalità terroristiche” e contro i magistrati della procura di Torino: “Qualcuno ha deciso di schiacciare la resistenza valsusina sotto un tallone di ferro”. In un altro appello lo scrittore Erri De Luca (nei confronti del quale i pm torinesi hanno chiesto il processo per istigazione a delinquere) afferma che “una repressione su scala di massa è in corso a opera di un reparto della Procura di Torino che si occupa esclusivamente di reprimere la resistenza della Val Di Susa”.

Due documenti pubblicati sul sito notav.info gli intellettuali annunciano la partecipazione alla manifestazione del 10 maggio, vicino al Palazzo di giustizia di Torino, in solidarietà con i quattro anarchici arrestati il 9 dicembre scorso per aver partecipato al raid contro il cantiere della Torino-Lione la notte del 13 maggio 2013. “Sono accusati di aver partecipato a una iniziativa durante la quale venne danneggiato un compressore – scrivono i firmatari – cioè un oggetto inanimato. Una cosa, fatta di metallo e fili”. Minimizza pure De Luca: “Sono imprigionati con incriminazioni alla Bin Laden per un danneggiamento”. Stando alla ricostruzione degli investigatori, al contrario, quella notte tre gruppi coordinati attaccarono il cantiere con bengala e molotov, danneggiarono un compressore e misero in pericolo la vita di 14 operai che stavano lavorando obbligandoli a ripararsi all’interno del cunicolo.

I quattro – Claudio Alberto, Nicolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi – sono ancora detenuti in regime di alta sicurezza nelle carceri di Alessandria, Ferrara e Roma e aspettano l’inizio del processo il prossimo 22 maggio: “Vengono spacciati per terroristi e, a poco più di vent’anni d’età, si trovano a rischiarne trenta di prigione”, scrivono. Poi entrano in polemica con le accuse formulate dalla procura torinese. Codice penale alla mano i firmatari ricordano che ”sono considerate con finalità di terrorismo le condotte compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto”: “Dato che il movimento No Tav vuole impedire il colossale sperpero del TAV Torino-Lione, ogni iniziativa in tal senso può essere ricondotta a ‘finalità di terrorismo’”, sostengono.

Definiscono quest’operazione “la punta più avanzata di una strategia che la Procura di Torino ha avviato da tempo”, una strategia che vede “attivisti accusati di stalking, ambientalisti accusati di procurato allarme, ragazzi accusati di sequestro di persona, sindaci condannati a pagare cifre astronomiche, mesi di galera per la rottura di un sigillo, processi tenuti in aule-bunker…”. Secondo loro la “repressione giudiziaria e poliziesca” usata per “affrontare un problema politico e tecnico” provocherà “conseguenze devastanti” sia per il vivere civile, sia per i quattro detenuti.

Dalla politica arriva una replica ed è quella del senatore Pd Stefano Esposito secondo il quale l’appello “assomiglia molto ad un incitamento all’odio”. Esposito è preoccupato “perché vengono indicati dei responsabili: i due pm e il gip della Procura di Torino che seguono il procedimento” e ciò farebbe di loro dei bersagli “non solo di parole, come recenti fatti hanno purtroppo dimostrato”, dice in riferimento al pestaggio dell’autista del pm Rinaudo.

premier comunicado Célula Armada de Putas Histéricas