Messaggi d’affetto sui muri bolognesi

Messaggi d’affetto sui muri bolognesi


27 - 28 settembre al Pigneto, da piazza Nuccitelli, diffusi nel quartiere
Vogliamo incontrarci di nuovo.
Ancora una volta condividere il cibo, ancora una volta occupare un pezzo di quartiere per far vivere convivialità, mutualismo, autonomia.

27 - 28 settembre al Pigneto, da piazza Nuccitelli, diffusi nel quartiere

Vogliamo incontrarci di nuovo.

Ancora una volta condividere il cibo, ancora una volta occupare un pezzo di quartiere per far vivere convivialità, mutualismo, autonomia.

Rebloggato da FUCINA62

NOTAV - aula bunker, udienza 24.9.2014

CON RABBIA e AMORE 

CON RABBIA e AMORE 

CAMOVER -  BERLIN, 2013

"fuck the police"

"what are we waiting for spreading the fire?"

Rebloggato da FUCKYEAH ANARCH@PUNK

Voglio la Testa di Garcia - Sam Peckinpah 1974

Da qui non uscirò, questa casa non la mollerò… Sullo sfratto di Faruk a via degli Ontani

Che gli spazi di mediazione sono chiusi, che solo polizia e magistratura hanno voce in capitolo sugli sfratti e sul governo dei territori, già lo sapevamo. Come sapevamo che oggi per lo sfratto di Faruk e la sua famiglia era previsto l’ intervento della forza pubblica. Questa mattina ci siamo organizzati insieme per resistere: abbiamo bloccato la strada, abbiamo atteso determinati la polizia e di fronte alla loro superiorità numerica siamo indietreggiati compatti. I lacrimogeni che ci hanno lanciato fin dentro il palazzo li abbiamo rispediti al mittente. I rapporti di forza si conquistano passo dopo passo, nella materialità delle lotte. Questa breve ma intensa resistenza ha permesso a Faruk e alla sua famiglia di uscire dalla sua casa sostenuto dalla solidarietà di numerosi compagni e di attraversare il quartiere fino al municipio in corteo. Non finisce qui.

È chiaro che gli sfratti a Roma est non si fermeranno, ma i nostri picchetti, a fianco di chi decide di resistere e lottare saranno sempre più numerosi e partecipati. Perché stiamo scoprendo che isolati è impossibile resistere agli sfratti e insieme è possibile reagire e organizzarsi per bloccarli. Mettere insieme le forze per evidenziare le contraddizioni, imparare a conoscerci per organizzare un piano di mutuo appoggio, resistere agli sfratti e agli sgomberi estendendo la solidarietà.

Ogni sfratto una barricata!

18.9.2014 Roma, Centocelle

Rete Antisfratto Roma Est

Che gli spazi di mediazione sono chiusi, che solo polizia e magistratura hanno voce in capitolo sugli sfratti e sul governo dei territori, già lo sapevamo. Come sapevamo che oggi per lo sfratto di Faruk e la sua famiglia era previsto l’ intervento della forza pubblica. Questa mattina ci siamo organizzati insieme per resistere: abbiamo bloccato la strada, abbiamo atteso determinati la polizia e di fronte alla loro superiorità numerica siamo indietreggiati compatti. I lacrimogeni che ci hanno lanciato fin dentro il palazzo li abbiamo rispediti al mittente. I rapporti di forza si conquistano passo dopo passo, nella materialità delle lotte. Questa breve ma intensa resistenza ha permesso a Faruk e alla sua famiglia di uscire dalla sua casa sostenuto dalla solidarietà di numerosi compagni e di attraversare il quartiere fino al municipio in corteo. Non finisce qui.
È chiaro che gli sfratti a Roma est non si fermeranno, ma i nostri picchetti, a fianco di chi decide di resistere e lottare saranno sempre più numerosi e partecipati. Perché stiamo scoprendo che isolati è impossibile resistere agli sfratti e insieme è possibile reagire e organizzarsi per bloccarli. Mettere insieme le forze per evidenziare le contraddizioni, imparare a conoscerci per organizzare un piano di mutuo appoggio, resistere agli sfratti e agli sgomberi estendendo la solidarietà.
Ogni sfratto una barricata!

18.9.2014 Roma, Centocelle

Rete Antisfratto Roma Est


Ps: In una nota la questura dice che non sono stati utilizzati gas lacrimogeni CS. Gira voce che il prossimo sfratto o sgombero, non saranno usate maschere antigas…

Che gli spazi di mediazione sono chiusi, che solo polizia e magistratura hanno voce in capitolo sugli sfratti e sul governo dei territori, già lo sapevamo. Come sapevamo che oggi per lo sfratto di Faruk e la sua famiglia era previsto l’ intervento della forza pubblica. Questa mattina ci siamo organizzati insieme per resistere: abbiamo bloccato la strada, abbiamo atteso determinati la polizia e di fronte alla loro superiorità numerica siamo indietreggiati compatti. I lacrimogeni che ci hanno lanciato fin dentro il palazzo li abbiamo rispediti al mittente. I rapporti di forza si conquistano passo dopo passo, nella materialità delle lotte. Questa breve ma intensa resistenza ha permesso a Faruk e alla sua famiglia di uscire dalla sua casa sostenuto dalla solidarietà di numerosi compagni e di attraversare il quartiere fino al municipio in corteo. Non finisce qui.
È chiaro che gli sfratti a Roma est non si fermeranno, ma i nostri picchetti, a fianco di chi decide di resistere e lottare saranno sempre più numerosi e partecipati. Perché stiamo scoprendo che isolati è impossibile resistere agli sfratti e insieme è possibile reagire e organizzarsi per bloccarli. Mettere insieme le forze per evidenziare le contraddizioni, imparare a conoscerci per organizzare un piano di mutuo appoggio, resistere agli sfratti e agli sgomberi estendendo la solidarietà.
Ogni sfratto una barricata!

18.9.2014 Roma, Centocelle

Rete Antisfratto Roma Est


Ps: In una nota la questura dice che non sono stati utilizzati gas lacrimogeni CS. Gira voce che il prossimo sfratto o sgombero, non saranno usate maschere antigas…

Se Fabrizio Ceruso potesse parlare…

Per tre volte San Basilio si difese dalle aggressioni della polizia nel 1974, per difendere le case che aveva occupato, molte delle quali ancora esistono e resistono.
Oggi sono passati 40 anni e si parla spesso di questa ex- borgata romana, nella mente di qualcuno già nuova città giardino su cui speculare, sul cui futuro molti architetti sono già impegnati a disegnare progetti. Se ne parla come cittadella della droga, dello spaccio, ma anche per fatti di cronaca violenta. Un quartiere squallido, da rifare con tutta quella commiserazione che solo le istituzioni sanno esprimere.
Quando abbiamo visto gli ultimi episodi di “riqualificazione” del quartiere con la street art del Comune di Roma che metteva al lavoro i loro impiegati con il pennello in giro per il quartiere, ci siamo arrabbiati, ma abbiamo pensato che il nostro modo di vivere il quartiere con le nuove occupazioni, le iniziative pubbliche, i graffiti politici potessero bastare. 
Ora ci rendiamo conto che per noi c’è una sorta di damnatio memoriae, dobbiamo rimanere fuori dalla storia del quartiere, senza rappresentare le battaglie che abbiamo combattuto, senza ricordi, senza segnare il quartiere con il colore della sua storia, affinché nessuno si offenda, affinché nessun cittadino si indigni di fronte alla rappresentazioni degli assassini di Ceruso come delle pecorelle o dei porci. A prescindere se San Basilio difensore degli occupanti rimarrà ad osservare nei prossimi giorni la vita di quartiere che si svolge intorno a quella facciata cieca o verrà rimosso da zelanti burocrati verniciatori, ci viene da pensare cosa penserebbe oggi Fabrizio…

A noi viene in mente che ci direbbe con forza di nuovo: 
pagheranno caro, pagheranno tutto, negli echi che tuonavano dopo la sua morte.
Occupando le case, difendendo gli sfratti, stando di nuovo dietro quelle barricate che rendono degne di essere vissute le nostre vite.

Partizan Antifa Firm - Roma

Se Fabrizio Ceruso potesse parlare…

Per tre volte San Basilio si difese dalle aggressioni della polizia nel 1974, per difendere le case che aveva occupato, molte delle quali ancora esistono e resistono.
Oggi sono passati 40 anni e si parla spesso di questa ex- borgata romana, nella mente di qualcuno già nuova città giardino su cui speculare, sul cui futuro molti architetti sono già impegnati a disegnare progetti. Se ne parla come cittadella della droga, dello spaccio, ma anche per fatti di cronaca violenta. Un quartiere squallido, da rifare con tutta quella commiserazione che solo le istituzioni sanno esprimere.
Quando abbiamo visto gli ultimi episodi di “riqualificazione” del quartiere con la street art del Comune di Roma che metteva al lavoro i loro impiegati con il pennello in giro per il quartiere, ci siamo arrabbiati, ma abbiamo pensato che il nostro modo di vivere il quartiere con le nuove occupazioni, le iniziative pubbliche, i graffiti politici potessero bastare.
Ora ci rendiamo conto che per noi c’è una sorta di damnatio memoriae, dobbiamo rimanere fuori dalla storia del quartiere, senza rappresentare le battaglie che abbiamo combattuto, senza ricordi, senza segnare il quartiere con il colore della sua storia, affinché nessuno si offenda, affinché nessun cittadino si indigni di fronte alla rappresentazioni degli assassini di Ceruso come delle pecorelle o dei porci. A prescindere se San Basilio difensore degli occupanti rimarrà ad osservare nei prossimi giorni la vita di quartiere che si svolge intorno a quella facciata cieca o verrà rimosso da zelanti burocrati verniciatori, ci viene da pensare cosa penserebbe oggi Fabrizio…

A noi viene in mente che ci direbbe con forza di nuovo:
pagheranno caro, pagheranno tutto, negli echi che tuonavano dopo la sua morte.
Occupando le case, difendendo gli sfratti, stando di nuovo dietro quelle barricate che rendono degne di essere vissute le nostre vite.

Partizan Antifa Firm - Roma