Prodotto da Ill Grosso
Co Prodotto da Squarta
Chitarre: Fabio Fedra
MEZZOSANGUE - CIRCUS

[…ti porterei in un mondo senza gravità, senza paura, senza stato, senza polizia…]

Registrato, Mixato e Masterizzato da Squarta @ Rugbeats Studio

Produzione Video: YouNuts!
Regia: Niccolò Celaia & Antonio Usbergo
Produzione Esecutiva: Diero Produzioni
Organizzatore Generale: Corso Codecasa
Direttore di Produzione: Pierpaolo Di Rosa
Ispettore di Produzione: Serena Gianfelici

Si ringrazia il Circo Martini Pink e tutti gli artisti circensi per la collaborazione. Un ringraziamento speciale ad Aldo Martini.

TESTAMENTO prod FORD 78. (LUCCI-BRUTTO E STONATO)

PARTIZAN - Li chiamavano banditi ci chiamavano teppisti Ieri partigiani oggi antifascisti

PARTIZAN - Li chiamavano banditi ci chiamavano teppisti Ieri partigiani oggi antifascisti

La reale violenza quotidiana e il diritto alla città, Paolo di vetta, roma 23.4.14

Dopo la manifestazione del 12 aprile assistiamo a molteplici esercitazioni di scrittura e di condanna, sia dagli scranni di governo che dalle pagine dei giornali. Eminenti ministri ed editorialisti di fama fanno a gara nel chiedere mano dura e tolleranza zero verso le mobilitazioni di questi giorni. Nel fare questo, cancellano sistematicamente contenuti e caratteristiche di una composizione sociale precaria che nell’esprimere dissenso e reclamare diritti assume pratiche rabbiose e fortemente conflittuali.

Si disquisisce sui comportamenti di piazza e si oscura la quotidiana reale violenza scaricata sulle vite di milioni di uomini e donne senza lavoro, senza casa e con la dignità ormai appesa ad un filo. I provvedimenti sulla riforma del lavoro e sulla casa non sono emendabili, vanno cancellati e rispediti al mittente poiché seppelliscono definitivamente il welfare di prossimità, annullano l’ultima flebile mediazione possibile, dichiarano guerra ai movimenti e a quanti provano a ribellarsi allo stato di cose attuali.

L’odioso articolo 5 del decreto fortemente voluto da Lupi è una sorta di avviso ai naviganti (agli occupanti), cioè a tutte quelle persone che non vengono prese in considerazione dal provvedimento impropriamente denominato “per l’emergenza abitativa”. Milioni di precari o senza reddito che fino ad oggi hanno trovato un tetto solo attraverso pratiche di riappropriazione collettive e individuali. Per questi la minaccia è chiara e l’intolleranza massima. Negare la residenza e gli allacci idrici ed elettrici è una vera barbarie ed una rappresaglia che lascia morti sul campo diritti primari insopprimibili. A proposito di violenze.

La salvaguardia del diritto proprietario e la santificazione del lavoro precario come unica opportunità di reddito aprono una stagione dove diritti e democrazia vengono definitivamente calpestati. Si avvia così un processo di trasformazione profonda della società, da una parte coloro che possono garantire solvibilità e dall’altra quelli che non ci arrivano e non ce la fanno. Le risorse d’altra parte vengono destinate a grandi opere come il TAV e grandi eventi come l’EXPO, immolando così i territori al cemento e alla precarietà. Un’impostazione fortemente ideologica che serve per smantellare gli ultimi residui di tutele sociali esistenti e gli ultimi spazi di mediazione con le amministrazioni locali.

La crescita dei movimenti territoriali, per il diritto all’abitare, contro il consumo di suolo, l’austerity e la precarietà viene vissuta dal governo Renzi come una calamità e l’ipotesi che il disagio sociale possa aggregarsi intorno ad esperienze radicali autonome ed indipendenti dalle forze politiche, e in grado di praticare relazioni con il sindacalismo conflittuale, spaventa molto. Per questo il prefetto di Roma Pecoraro prima e il ministro Alfano poi hanno sentito la necessità di esternare violentemente la propria contrarietà alla libertà di movimento per i cortei, soprattutto romani. Il sostegno di firme importanti ha poi fatto il resto.

Queste affermazioni faziose e preoccupate arrivano proprio mentre l’Istat afferma che ci sono più di un milione di persone senza reddito, poi ci sono gli incapienti e poi i poveri. Che dire del 12 aprile allora? Se tutti questi fossero scesi in piazza lo avrebbero fatto chiedendo per favore ciò che non hanno?

Un poco di onestà intellettuale insomma, se si ha paura che la rabbia sociale non offra più spazi di rappresentabilità e di mediazione si parli di questo. La percezione che il timore sia direttamente proporzionale alla conoscenza di una crisi sociale profonda ci appare evidente e chi governa ha sicuramente coscienza di questo, come le forze dell’ordine e probabilmente gli organi di stampa. Parlare di regolamentare il diritto di manifestare come si è fatto per il diritto di sciopero la dice lunga. Laddove il blocco stradale, l’invasione di un edificio o di un terreno equivale alla forma classica dello sciopero, questa va limitata, contenuta, repressa.

Questo ricatto ha bisogno di soggetti complici e disponibili a cogestire, così come è accaduto nei posti di lavoro. Ma sulla strada questo non sarà possibile. A presto vederci.

I LIMITI ALLA LIBERTÀ DI MANIFESTARE

Quel corteo per l’illegalità
di ANTONIO POLITO, Milano, 22 aprile 2014

Racconta la cronaca di Roma del Corriere che i cosiddetti «movimenti» si preparano a sfidare già nelle prossime settimane la polizia. In palio c’è il controllo - un tempo a sinistra si diceva «agibilità politica», ma poi l’espressione è passata di mano - della Capitale. Si sentono sfidati dalle dichiarazioni del ministro dell’Interno Alfano, che ha minacciato di chiudere piazze e vie del centro storico di Roma ai cortei a rischio di violenza, e vogliono fargliela vedere.
Uno dei prossimi cortei del Maggio romano è contro un decreto legge del ministro Lupi. Contiene un articolo che statuisce l’ovvio, e cioè che «chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento ai pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo, e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge». Dunque i promotori hanno indetto una manifestazione in difesa dell’illegalità; e questo, in un Paese libero e democratico, è perfettamente nel loro diritto. Ma il punto è: hanno diritto a manifestare in difesa dell’illegalità anche illegalmente, cioè trasformando il corteo in guerriglia, al fine di saldare i conti con i poliziotti? Secondo noi no.

Si cita spesso il diritto costituzionale per opporsi a ogni ipotesi di divieti e regole più stringenti. Ma la nostra Costituzione in materia è chiarissima. Recita infatti, all’articolo 17, che «i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi». Chi si presenta col casco, la spranga, i razzi nello zaino, e una tuta per mimetizzarsi, non rientra dunque nella fattispecie costituzionale e perde il suo diritto. E «delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica». Lo Stato non può dunque sindacare il perché della manifestazione, ma il come. Può perciò vietare anche preventivamente un corteo che non dia garanzie di essere pacifico e senz’armi. Del resto, in altri campi della vita pubblica si praticano regolarmente divieti preventivi a fini di ordine pubblico: pensate ai tifosi cui è vietato di andare allo stadio perché notoriamente violenti.
In Italia è invece invalsa una costituzione materiale secondo la quale chiunque può manifestare dovunque, e se poi il corteo diventa violento la colpa è sempre di non meglio precisati infiltrati e provocatori. Al punto che spesso si finisce con l’accusare le forze dell’ordine di aver addirittura organizzato gli incidenti per poter fare a botte con i pacifici manifestanti.
Non c’è eccesso di reazione delle forze di polizia, per quanto sanzionabile anche penalmente, che non sia una reazione. Dobbiamo dunque impedire in primo luogo l’azione. Non c’è capitale al mondo in cui si consenta una settimana sì e una no di far sfilare in centro gruppi mascherati e armati. Così si calpesta il diritto, altrettanto costituzionalmente garantito, di centinaia di migliaia di cittadini di andare al lavoro e di portare i figli a scuola, senza rischiare di finire all’ospedale o di vedere la propria auto data alle fiamme. Anche l’ordine pubblico è un «bene comune», in fin dei conti. O no?

Binario68 - s.pio, Lecce: Un territorio ostile alla metropoli, sottratto al capitale, since 1 marzo 2014

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dalla parte giusta sin dal 1967

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