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Ma dopo il ’68 so arrivati tutti ‘sti studentelli de Potere Operaio e de Lotta continua e pure quelli co’ gli occhialini del Pidiuppe. Che ggente. Se leggevano certi libbroni e ce li facevano legge pure a noi. O almeno ce provavano. Però erano belli matti. Nun c’avevano mica paura dei padroni e delle guardie. E so’ loro che c’hanno insegnato a fa’ le lotte e a non ave’ paura. So’ loro che hanno costituito il primo comitato de quartiere, unitario e autonomo dal Pci. Occuparono una sede pe’ fa le riunioni e le cene proletarie. Proprio nella piazza principale de Magliana. Hanno iniziato a parlacce de internazionalismo, de Palestina e Grecia, dei colonnelli e dei generali e un paio di volte hanno pure invitato qui in piazza, in pieno giorno, quelli della Resistenza cilena, che erano ricercati in tutto er monno. E loro li hanno ospitati qui, nel quartiere, che matti! Io a quei tempi facevo le lotte, certo che si, perché venivo da ‘na famiglia comunista ma comunista davvero. C’ho avuto ‘no zio, ma dico davvero mica pe’ millanta’ eh, che stava nella mitica banda der Gobbo der Quarticciolo che ai tedeschi gli ha fatto vede li sorci verdi pe’ davvero. Mi’ nonno era stato un socialista perseguitato dal regime, incarcerato un sacco de vorte. Ma nessun parente partigiano in montagna. Noi semo ggente de città, romani de Roma, ‘ndo annavamo in montagna? A mori’ de freddo?! Ma non facevo solo le lotte, eh. Facevo pure li impicci. Tu lo sai, te lo dico, registralo pure e scrivilo, che me frega. Lo sanno tutti nel quartiere e lo sanno bene le guardie. Facevo le rapine, le truffe, un po’ di giri di bische clandestine ma mai niente a che fa co’ quella merda della droga. Nel 1973 feci la grande occupazione, quella der cortilone. Ammazza quanti eravamo, migliaia, capirai erano palazzoni de otto piani ciascuno…pieni de ggente. Nacque la sezione di Lotta continua e io me buttai a capofitto a fa’ casino coi compagni. Facevamo le cose insieme al comitato di quartiere ma molto spesso se litigava pure. Poi nel ’75 venne occupata una sede per fare il consultorio de quartiere e una sede del collettivo femminista. Molte erano de Lotta continua. Pure mia sorella stava insieme a quelle matte. E mia madre addirittura annava a qualche riunione, anche se poi tornava a casa e cucinava sempre la cena a mi padre che se spezzava la schiena in cantiere senza ribbellasse mai, o quasi. Le femministe de Majana erano famose sai, ed è forse per quello che oggi nun me vergogno a dire che ‘na vorta presi ‘no schiaffo da una de loro. E nun reagii, pe’ l’unica vorta in vita mia. Queste qui fecero un sacco de casini ner quartiere perché iniziarono a scrive sui muri cose tipo “Compagno nella lotta e padrone nella vita”, facendo incazzare un sacco de compagni: fu l’unico momento in cui quelli del Pci e quelli de Lotta continua e pure quelli marxisti-leninisti se unirono tutti insieme contro de loro. Poi arriva il 1977 e qui scoppia un gran casino. Lotta continua si era appena sciolta. L’autonomia apre il suo intervento nel quartiere tramite un gruppo di ragazzini che fanno uno scontro dietro l’altro e poi ce se mettono pure quei matti di brigatisti…li vedi dappertutto, altro che clandestini ! Qui a Magliana, come a Centocelle e a Primavalle e in altre borgate de Roma sono militanti come altri che te credi! Girano, volantinano, attacchinano pure li manifesti certe volte! E Magliana diventa un terreno de scontro contro le guardie e contro li fasci, mentre piano piano la lotta per la casa inizia a diminuire… Certo, ce so pure quegli infami della Banda, che nun erano per niente romantici e difensori del popolo ma erano solo assassini, amici dei peggiori fascisti e che se le cantavano pure co’ le guardie. Che infami. Noi c’amo provato a fermalli, a ferma’ l’eroina che distrusse er vecchio tessuto sociale der quartiere. Ma nun ce semo riusciti e c’hanno fatto loro la guera. A me c’hanno provato du vorte a seccamme, ma io ero della vecchia scuola e gli ha detto male. Poi sai, pure io frequentavo quei matti dii brigatisti, per cui mica era tanto facile seccamme. E poi, lo sai, me diedero 15 anni. Nel 1986 sono uscito per un po’: giusto in tempo per partecipare alla battaglia contro il nucleare e i pullman che andarono a Montalto. Semo annati insieme a quelli der Trullo. Ammazza le botte che se semo dati, c’hanno pure sparato contro, quei maledetti carabinieri il vizio non lo perdono mai…Poi so’ stato dentro un bel po’, a Rebibbia, er penale più communista d’Italia. A un certo punto eravamo più compagni là che fori. Quanno so uscito nun c’era quasi più niente. Il vecchio comitato proletario magliana era morto. E c’era sto cavolo de centro sociale. Me scriveva quarcuno e me raccontava cosa succedeva fori. La ggente aveva fatto l’accordi coi palazzinari e, accollandose mutui da qui all’eternità, s’era comprata casa.”“Lo sai Marcello’ che negli anni ’80 qui solo l’autonomia ha resistito. Erano spariti tutti: Lotta continua, Pdup, Avanguardia Operaia, Democrazia Proletaria. Solo il comitato proletario ha resistito e ha continuato a fare le lotte contro l’eroina e contro gli sfratti che erano ricominciati, contro la repressione e i fascisti che rialzavano la testa.” “Ce lo so ce lo so, me l’hai raccontato e me ricordo le lettere che me spedivano in carcere li compagni. Ma io comunque nun ce potevo da crede quanno so uscito che c’era un nuovo der comitato antisfratti….Pischelli novi, studenti com’erano studenti quelli che annavano a rompe li cojoni agli operai davanti alle fabbriche…ma questi non erano pariolini per cui v’ho dato ‘na mano. ”E noi l’abbiamo data a te” beh si in questo cazzo di nuovo millennio non c’è più nessuno che ce difenne dagli sfratti a noi sconfitti. A noi vecchi. Neanche i giovani, gli studenti e le famiglie, i migranti, li difende nessuno, ah Marcello’…Sì sì vabbé è come dici te. Allora resistemo, che pure se cadranno tutte le resistenze a Roma, ultima cadrà Magliana…
pubblicato su Laspro n. 6 Marzo – Aprile 2010