C’era una volta a Magliana

Marcellone si guarda intorno e sputa per terra. Giallo misto verde…un brutto tumore. E inizia a raccontare, come solo lui sa fare.

“Qui una volta c’erano le pecore. E ogni tanto ce le porteno ancora. Da dove cazzo arrivano mica lo so eh…Però ce le porteno ancora. Nel 1967  qui c’erano le baracche e le pecore, e le prime case. Io c’avevo sedic’anni. Poi hanno iniziato a costruire a rotta de collo e praticamente nel ’71 avevano edificato tutta Magliana. Poi fecero qualche aggiuntina e ancora oggi vedo che costruischeno quarcosa, coprendo gli ultimi prati liberi rimasti. Nel giro di cinque anni hanno tirato su un intero quartiere! Dalla via all’argine. Nell’ansa del fiume hanno costruito un intero quartiere. Affogato. Marchini e Caltagirone so’ stati, grazie a quella società famosa, Le Condotte, ‘na società dell’Iri, sotto la direzione de quer maledetto… com’è che se chiamava?” Lo guardo negli occhi, incerto se suggerirlo o no quel nome tanto odiato nel quartiere. Non vorrei offenderlo. Un nome che lui conosce bene ma che ogni tanto gli sfugge.. Gli verso un bicchiere di rosso. “Minciaroni. Aladino Minciaroni.” Gli dico infine. “Ah si…proprio lui, con quel cazzo de cognome da coglioni. Minciaroni. Fu lui che fece aprì la prima banca a Magliana, la banca del Fucino, quella del Vaticano. Domandati il perché”, mi dice Marcellone guardandomi fisso negli occhi. Abbiamo fatto le lotte, certo che si. Da subito. Per bloccare la cementificazione selvaggia. E cazzo se ci siamo riusciti. Volevano fare di Magliana una colata di cemento senza scuole, senza ambulatori medici, senza centri anziani e centri per i giovani…e senza fogne! Aho’, ma poi fa un quartiere a ridosso dell’argine del fiume, sotto il livello dell’acqua, senza fogne?! Hanno costruito un intero quartiere nel giro di pochi anni, hanno intascato i soldi della rendita fondiaria e son fuggiti via. Le grandi società immobiliari e le banche son state quelle che hanno guadagnato di più dalla speculazione. In primis furono quelli della Banca nazionale del lavoro a guadagnarci più di tutti favorendo i finanziamenti alle società immobiliari. Ma poi, quando con le lotte abbiamo iniziato a bloccare la nuova speculazione che doveva avvenire dopo il 1970, i palazzinari hanno subito venduto e affittati all’Inpdai migliaia di appartamenti, tutto ‘sto blocco qui che se vede dall’argine. Le case rosse, tutte uguali, alte 8 piani che partono da via della Magliana e arrivano qui, alla “8 Marzo” (ex scuola elementare, abbandonata per 25 anni e occupata nel giugno 2007 dal Comitato d’occupazione Magliana n.d.a.). Le hanno vendute quando hanno fiutato che l’aria stava cambiando e che c’avrebbero guadagnato de meno. Non dico rimesso, perché quelli nun ce rimetteno mai, ma guadagnato de meno, questo si. Perché Magliana non era una borgata come er Trullo o Quarticciolo o Primavalle. Era un quartiere vero e proprio costruito da Caltagirone e Marchini. Il vero compromesso storico dei palazzinari, che anticipò quello che fecero Moro e Berlinguer.” “E quando hai iniziato le lotte Marcello’? Con chi stavi?” Gli chiedo.“Beh mia madre stava con quelli dell’Unia, che poi è diventato Sunia e adesso non so più che cazzo è. Questi del Pci hanno sempre cambiato nome…fin da allora. Erano loro che facevano le lotte sulla casa nel quartiere all’inizio. C’era pure lei nel comitato di donne che nel ’71 fece scappare dalla finestra l’impiegato dell’ufficio pigioni delle società immobiliari private.

Ma dopo il ’68 so arrivati tutti ‘sti studentelli de Potere Operaio e de Lotta continua e pure quelli co’ gli occhialini del Pidiuppe. Che ggente. Se leggevano certi libbroni e ce li facevano legge pure a noi. O almeno ce provavano. Però erano belli matti. Nun c’avevano mica paura dei padroni e delle guardie. E so’ loro che c’hanno insegnato a fa’ le lotte e a non ave’ paura. So’ loro che hanno costituito il primo comitato de quartiere, unitario e autonomo dal Pci. Occuparono una sede pe’ fa le riunioni e le cene proletarie. Proprio nella piazza principale de Magliana. Hanno iniziato a parlacce de internazionalismo, de Palestina e Grecia, dei colonnelli e dei generali e un paio di volte hanno pure invitato qui in piazza, in pieno giorno, quelli della Resistenza cilena, che erano ricercati in tutto er monno. E loro li hanno ospitati qui, nel quartiere, che matti! Io a quei tempi facevo le lotte, certo che si, perché venivo da ‘na famiglia comunista ma comunista davvero. C’ho avuto ‘no zio, ma dico davvero mica pe’ millanta’ eh, che stava nella mitica banda der Gobbo der Quarticciolo che ai tedeschi gli ha fatto vede li sorci verdi pe’ davvero. Mi’ nonno era stato un socialista perseguitato dal regime, incarcerato un sacco de vorte. Ma nessun parente partigiano in montagna. Noi semo ggente de città, romani de Roma, ‘ndo annavamo in montagna? A mori’ de freddo?! Ma non facevo solo le lotte, eh. Facevo pure li impicci. Tu lo sai, te lo dico, registralo pure e scrivilo, che me frega. Lo sanno tutti nel quartiere e lo sanno bene le guardie. Facevo le rapine, le truffe,  un po’ di giri di bische clandestine ma mai niente a che fa co’ quella merda della droga. Nel 1973 feci la grande occupazione, quella der cortilone. Ammazza quanti eravamo, migliaia, capirai erano palazzoni de otto piani ciascuno…pieni de ggente. Nacque la sezione di Lotta continua e io me buttai a capofitto a fa’ casino coi compagni. Facevamo le cose insieme al comitato di quartiere ma molto spesso se litigava pure. Poi nel ’75 venne occupata una sede per fare il consultorio de quartiere e una sede del collettivo femminista. Molte erano de Lotta continua. Pure mia sorella stava insieme a quelle matte. E mia madre addirittura annava a qualche riunione, anche se poi tornava a casa e cucinava sempre la cena a mi padre che se spezzava la schiena in cantiere senza ribbellasse mai, o quasi. Le femministe de Majana erano famose sai, ed è forse per quello che oggi nun me vergogno a dire che ‘na vorta presi ‘no schiaffo da una de loro. E nun reagii, pe’ l’unica vorta in vita mia. Queste qui fecero un sacco de casini ner quartiere perché iniziarono a scrive sui muri cose tipo “Compagno nella lotta e padrone nella vita”, facendo incazzare un sacco de compagni: fu l’unico momento in cui quelli del Pci e quelli de Lotta continua e pure quelli marxisti-leninisti se unirono tutti insieme contro de loro. Poi arriva il 1977 e qui scoppia un gran casino. Lotta continua si era appena sciolta. L’autonomia apre il suo intervento nel quartiere tramite un gruppo di ragazzini che fanno uno scontro dietro l’altro e poi ce se mettono pure quei matti di brigatisti…li vedi dappertutto, altro che clandestini ! Qui a Magliana, come a Centocelle e a Primavalle e in altre borgate de Roma sono militanti come altri che te credi! Girano, volantinano, attacchinano pure li manifesti certe volte! E Magliana diventa un terreno de scontro contro le guardie e contro li fasci, mentre piano piano la lotta per la casa inizia a diminuire… Certo, ce so pure quegli infami della Banda, che nun erano per niente romantici e difensori del popolo ma erano solo assassini, amici dei peggiori fascisti e che se le cantavano pure co’ le guardie. Che infami. Noi c’amo provato a fermalli, a ferma’ l’eroina che distrusse er vecchio tessuto sociale der quartiere. Ma nun ce semo riusciti e c’hanno fatto loro la guera. A me c’hanno provato du vorte a seccamme, ma io ero della vecchia scuola e gli ha detto male. Poi sai, pure io frequentavo quei matti dii brigatisti, per cui mica era tanto facile seccamme. E poi, lo sai, me diedero 15 anni. Nel 1986 sono uscito per un po’: giusto in tempo per partecipare alla battaglia contro il nucleare e i pullman che andarono a Montalto. Semo annati insieme a quelli der Trullo. Ammazza le botte che se semo dati, c’hanno pure sparato contro, quei maledetti carabinieri il vizio non lo perdono mai…Poi so’ stato dentro un bel po’, a Rebibbia, er penale più communista d’Italia. A un certo punto eravamo più compagni là che fori. Quanno so uscito nun c’era quasi più niente. Il vecchio comitato proletario magliana era morto. E c’era sto cavolo de centro sociale. Me scriveva quarcuno e me raccontava cosa succedeva fori. La ggente aveva fatto l’accordi coi palazzinari e, accollandose mutui da qui all’eternità, s’era comprata casa.”“Lo sai Marcello’ che negli anni ’80 qui solo l’autonomia ha resistito. Erano spariti tutti: Lotta continua, Pdup, Avanguardia Operaia, Democrazia Proletaria. Solo il comitato proletario ha resistito e ha continuato a fare le lotte contro l’eroina e contro gli sfratti che erano ricominciati, contro la repressione e i fascisti che rialzavano la testa.” “Ce lo so ce lo so, me l’hai raccontato e me ricordo le lettere che me spedivano in carcere li compagni. Ma io comunque nun ce potevo da crede quanno so uscito che  c’era un nuovo der comitato antisfratti….Pischelli novi, studenti com’erano studenti quelli che annavano a rompe li cojoni  agli operai davanti alle fabbriche…ma questi non erano pariolini per cui v’ho dato ‘na mano. ”E noi l’abbiamo data a te” beh si in questo cazzo di nuovo millennio non c’è più nessuno che ce difenne dagli sfratti a noi sconfitti. A noi vecchi. Neanche i giovani, gli studenti e le famiglie, i migranti, li difende nessuno, ah Marcello’…Sì sì vabbé è come dici te. Allora resistemo, che pure se cadranno tutte le resistenze a Roma, ultima cadrà Magliana…

Marco Capoccetti Boccia

pubblicato su Laspro n. 6 Marzo – Aprile 2010