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Fucina62, Via Ettore Giovenale 62, Pigneto, Roma

Una fucina dentro e contro la metropoli

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Una fucina dentro e contro la metropoli

Rebloggato da FUCINA62

Associazione a delinquere? ACAB, libertà per i writers

in PizzeriaOccupata, Milano,26 maggio 2013

Fucina62 expo: marco pomata, ollie 162, geezer per Dans la Rue 2013

Fucina62 expo: marco pomata, ollie 162, geezer per Dans la Rue 2013

Il nuovo rettore dell’Università statale di Milano Gianluca Vago, che ha fatto intervenire polizia e carabinieri per disperdere gli studenti in agitazione dopo lo sgombero della libreria autogestita ex-Cuem, ha rivendicato con queste parole la sua decisione: “Essendo venute meno le condizioni di sicurezza, in quanto il pomeriggio di lunedì 6 maggio gli studenti hanno creato una sorta di barricata nel cortile centrale dell’Ateneo, mi sono visto costretto a richiedere al Questore di Milano l’intervento delle forze dell’ordine per il ripristino della legalità nell’ambito dell’Ateneo. Mi assumo l’intera responsabilità di una scelta difficile, presa a salvaguardia dei diritti degli  studenti e dell’intera comunità universitaria, oltre che a tutela della dignità dell’Istituzione pubblica. L’epilogo è stato solo la conseguenza di una escalation crescente di gesti irresponsabili ed atti di prevaricazione da parte di una esigua minoranza aggressiva, rappresentante  solo di se stessa, non tollerabili in democrazia né ora né in futuro.” La scelta repressiva del rettore milanese è il segno evidente di una governance universitaria che si adegua docilmente ai metodi di quella dominante ovunque, in forte difficoltà. 
In quest’epoca di crisi permanente delle democrazie capitaliste, l’università, come tutte le altre istituzioni statuali, si degrada in un coacervo di dispositivi. Nel suo complesso, si potrebbe dire che tutta la pratica riformista contemporanea non fa altro che perseguire uno smantellamento concertato di ogni istituzione in una molteplicità di dispositivi capillari, in una arborescenza di norme relative e cangianti. L’università, insomma, non si presenta più come un’istituzione dotata di un ordine educativo coerente, quel luogo dove vivono il sapere e la sua condivisione, ma bensì come un aggregato di classi, di orari, di materie, di edifici, di programmi, di crediti formativi, che sono altrettanti dispositivi che mirano a neutralizzare i corpi degli studenti. Fino ad arrivare al governo dei tempi e degli spazi da parte della polizia in tenuta antisommossa degli scorsi giorni all’ università statale di Milano. 


Ci sentiamo vicini e complici a chi si oppone all’ università come spazio pubblico occupato dalla merce sapere, non nascondiamo il nostro odio verso il suo “promoter” Vago e i suoi difensori in tenuta antisommossa.


Crediamo che la cosiddetta repressione possa assumere anche tratti grotteschi, come i segni dei buchi lasciati sul pavimento di una libreria per renderla inagibile quando il potere spietatamente si vendica dopo aver fallito i suoi tentativi di burocratizzazione delle lotte.

Nella miseria dell’ università pubblica in dismissione, l’esistenza della libreria autogestita Ex Cuem, in quanto spazio di incontro e socialità non mercificata, di utilizzo e scambio gratuito di libri, sede di dibattiti e seminari, rappresenta una discontinuità intollerabile, che non può che essere normalizzata dalla forza pubblica. A tutti coloro che oggi cercano di farci credere che la «CRISI» sarà superata soltanto se i cittadini saranno disposti ad accettare la politica dei  «sacrifici» che, in sostanza, vuol dire: più lavoro e meno salario, blocco degli scioperi e più disciplina nelle scuole ed università noi continueremo a rispondere, come hanno fatto gli studenti e i non-studenti della ex Cuem, con la pratica dell’autorganizzazione e della riappropriazione. Riscoprire questi gesti e queste pratiche sepolti sotto anni di vita normalizzata è la sola via percorribile che conosciamo per non pagare la crisi. 

alcuni solidali da Roma

STAND UP 4 EX CUEM - CALL TO ACTION - ROMA


Il nuovo rettore dell’Università statale di Milano Gianluca Vago, che ha fatto intervenire polizia e carabinieri per disperdere gli studenti in agitazione dopo lo sgombero della libreria autogestita ex-Cuem, ha rivendicato con queste parole la sua decisione: “Essendo venute meno le condizioni di sicurezza, in quanto il pomeriggio di lunedì 6 maggio gli studenti hanno creato una sorta di barricata nel cortile centrale dell’Ateneo, mi sono visto costretto a richiedere al Questore di Milano l’intervento delle forze dell’ordine per il ripristino della legalità nell’ambito dell’Ateneo. Mi assumo l’intera responsabilità di una scelta difficile, presa a salvaguardia dei diritti degli  studenti e dell’intera comunità universitaria, oltre che a tutela della dignità dell’Istituzione pubblica. L’epilogo è stato solo la conseguenza di una escalation crescente di gesti irresponsabili ed atti di prevaricazione da parte di una esigua minoranza aggressiva, rappresentante  solo di se stessa, non tollerabili in democrazia né ora né in futuro.” La scelta repressiva del rettore milanese è il segno evidente di una governance universitaria che si adegua docilmente ai metodi di quella dominante ovunque, in forte difficoltà. 
In quest’epoca di crisi permanente delle democrazie capitaliste, l’università, come tutte le altre istituzioni statuali, si degrada in un coacervo di dispositivi. Nel suo complesso, si potrebbe dire che tutta la pratica riformista contemporanea non fa altro che perseguire uno smantellamento concertato di ogni istituzione in una molteplicità di dispositivi capillari, in una arborescenza di norme relative e cangianti. L’università, insomma, non si presenta più come un’istituzione dotata di un ordine educativo coerente, quel luogo dove vivono il sapere e la sua condivisione, ma bensì come un aggregato di classi, di orari, di materie, di edifici, di programmi, di crediti formativi, che sono altrettanti dispositivi che mirano a neutralizzare i corpi degli studenti. Fino ad arrivare al governo dei tempi e degli spazi da parte della polizia in tenuta antisommossa degli scorsi giorni all’ università statale di Milano. 


Ci sentiamo vicini e complici a chi si oppone all’ università come spazio pubblico occupato dalla merce sapere, non nascondiamo il nostro odio verso il suo “promoter” Vago e i suoi difensori in tenuta antisommossa.


Crediamo che la cosiddetta repressione possa assumere anche tratti grotteschi, come i segni dei buchi lasciati sul pavimento di una libreria per renderla inagibile quando il potere spietatamente si vendica dopo aver fallito i suoi tentativi di burocratizzazione delle lotte.

Nella miseria dell’ università pubblica in dismissione, l’esistenza della libreria autogestita Ex Cuem, in quanto spazio di incontro e socialità non mercificata, di utilizzo e scambio gratuito di libri, sede di dibattiti e seminari, rappresenta una discontinuità intollerabile, che non può che essere normalizzata dalla forza pubblica. A tutti coloro che oggi cercano di farci credere che la «CRISI» sarà superata soltanto se i cittadini saranno disposti ad accettare la politica dei  «sacrifici» che, in sostanza, vuol dire: più lavoro e meno salario, blocco degli scioperi e più disciplina nelle scuole ed università noi continueremo a rispondere, come hanno fatto gli studenti e i non-studenti della ex Cuem, con la pratica dell’autorganizzazione e della riappropriazione. Riscoprire questi gesti e queste pratiche sepolti sotto anni di vita normalizzata è la sola via percorribile che conosciamo per non pagare la crisi. 

alcuni solidali da Roma



Stand up 4 exCuem

ONDA ROSSA POSSE, RAP POESIA DELLA STRADA 1990
http://www.youtube.com/watch?v=E2QQvcVtnBc

ONDA ROSSA POSSE, RAP POESIA DELLA STRADA 1990

http://www.youtube.com/watch?v=E2QQvcVtnBc